prima pagina indice del numero stampa questa pagina esporta in pdf Quaderno del 29 marzo 2018

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7. La Conferenza delle Regioni Marittime e Periferiche


7. La Conferenza delle Regioni Marittime e Periferiche


Sin dall’inizio del dibattito sul futuro della Coesione post 2020, la Conferenza delle Regioni Periferiche e Marittime (CRPM), ha sempre svolto un ruolo attivo nella riflessione e nel confronto con i diversi livelli istituzionali europei sostenendo il punto di vista delle Regioni.

In particolare nei mesi di febbraio e marzo 2018, la Conferenza ha elaborato alcuni documenti di analisi ed approfondimento. 

In un’analisi (8 marzo 2018) relativa al Quadro finanzio pluriennale vengono fornite alcune ipotesi di bilancio che tentano di armonizzare le opzioni proposte nella comunicazione della Commissione europea del 14 febbraio con quattro dei cinque scenari proposti dalla CE nel precedente documento sul futuro delle finanze della UE. Lo scopo di questo esercizio è quello di visualizzare la portata delle "scelte" politiche che dovranno essere concordate dagli Stati membri e dal Parlamento europeo sul futuro budget della UE. Il documento identifica inoltre i principi chiave che potrebbero guidare la costruzione del prossimo Quadro finanziario pluriennale, soffermandosi infine sul potenziale impatto che le proposte contenute nella citata comunicazione della CE potranno avere sulle politiche regionali di particolare rilevanza per i membri della CRPM.

Si segnala inoltre uno studio (2 marzo 2018) condotto al fine di stimare l'ammissibilità delle Regioni alla politica di coesione sulla base dei più recenti dati statistici relativi al PIL regionale. Questo studio mostra ad esempio che lo scenario "Coesione per tutte le regioni", proposto dalla Commissione europea il 14 febbraio, andrà a beneficio di diversi Stati membri contributori netti. Le proiezioni della CRPM (che utilizzano le statistiche regionali del PIL per il 2014, 2015 e 2016) confermano inoltre l'aumento delle disparità regionali non solo a livello europeo, ma all’interno dello stesso stato. Il divario continua ad aumentare a scapito di diversi Stati membri dell'Europa meridionale, in particolare Spagna e Grecia. Secondo Eleni Marianou, segretario generale della CRPM, i dati statistici mostrano la necessità di un maggiore approccio territoriale in tutte le politiche della UE e di una forte politica di coesione per affrontare le crescenti disparità regionali e la crescita delle "regioni a medio reddito".

Tra le analisi più prettamente politiche, partendo dal presupposto che il legame tra la politica di coesione, il semestre europeo e le riforme strutturali è una delle principali sfide per il futuro della politica di coesione e che la Commissione intende sostenere finanziariamente gli Stati membri nell'attuazione delle riforme strutturali, l’approfondimento New turn for Cohesion Policy? The elusive link with the European Semester ha lo scopo di contribuire alle discussioni su come, in futuro, collegare politica di coesione, semestre della UE e riforme strutturali. Nella prima parte viene esaminato il contesto in cui si inseriscono le discussioni sulla riforma della politica di coesione, nella seconda sezione sono descritti gli elementi del pacchetto UEM (dicembre 2017) che impattano sulla politica di coesione, infine nella sezione terza, si presentano le opzioni auspicate dalla CRPM per il futuro:

- prendere in considerazione solo quelle riforme strutturali di interesse per la politica di coesione o regionale;
- assicurare il coinvolgimento delle autorità regionali nell'attuazione delle riforme strutturali nei settori della politica di coesione e in quelli che rientrano nelle loro competenze;
- garantire una dimensione territoriale all'interno del processo del semestre europeo.

Il 14 dicembre 2017 i rappresentanti della Conferenza delle Regioni Periferiche e Marittime hanno consegnato al presidente Juncker una lettera aperta con cinque messaggi chiave:

1) La politica di coesione deve continuare a coprire tutte le regioni e i cittadini europei per il periodo post 2020, perseguendo al tempo stesso gli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale. Il mercato unico ha bisogno che la politica di coesione funzioni in modo efficace e promuove la cooperazione tra cittadini, regioni e paesi.

2) Il Fondo sociale europeo deve continuare a essere parte integrante della politica di coesione per assicurare che la rinnovata attenzione della UE sull'Europa sociale possa essere realizzata sul campo. Il FSE ha una dimensione territoriale essenziale che rispecchia le aree delle competenze regionali in tutta Europa.

3) La politica di coesione necessita di una robusta dotazione finanziaria post 2020 che continui a garantire un bene pubblico europeo a lungo termine, come sancito dai trattati dell'UE. Dalla riduzione delle disparità regionali e dall'equilibrio socioeconomico in tempi di crisi, alla promozione della solidarietà e della competitività europee, l'Europa ha bisogno di una politica di coesione forte ora più che mai.

4) La politica di coesione non può evolvere fino a diventare uno strumento della UE per incentivare gli Stati membri a realizzare riforme strutturali. La politica di coesione e il semestre europeo hanno tempistiche e processi diversi. Se la politica di coesione deve mantenere la sua ragion d'essere come politica di sviluppo territoriale, conciliare entrambi richiede una riforma sostanziale del semestre europeo.

5) I principi fondamentali della politica di coesione, come la gestione condivisa, il partenariato e la governance multilivello, devono essere mantenuti. Fiducia, empowerment regionale e processi intelligenti per definire le priorità per gli investimenti a livello regionale sono fondamentali per migliorare il potenziale della politica e assicurare crescita e posti di lavoro per realizzare uno sviluppo sostenibile all'interno della UE.

Nel mese di giugno 2017 è stato pubblicato un documento specifico sul Fondo sociale europeo e la YEI (Post 2020 Cohesion Policy - CPMR proposals on the European Social Fund & Youth Employment Initiative) in cui si evidenzia che il FSE ha svolto un ruolo significativo nel corso degli ultimi 60 anni per sostenere opportunità di lavoro e promuovere l'inclusione sociale in tutta Europa e che risulta ancora molto rilevante oggi per quanto riguarda le sfide in termini di investimenti nel capitale umano, promozione della mobilità e promozione delle imprese. La Conferenza propone pertanto di rilanciare il Fondo sociale europeo dotandolo di risorse adeguate e ampie opportunità di intervento al fine di soddisfare le esigenze emergenti, in particolare per rafforzare gli interventi occupazionali e garantire l'inclusione sociale, combattere la povertà, l'esclusione sociale e la discriminazione.