prima pagina indice del numero stampa questa pagina esporta in pdf Quaderno del 29 marzo 2018

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2. La posizione italiana: le Regioni /PA e il Governo


2. La posizione italiana: le Regioni /PA e il Governo

Il 20 aprile 2017 è stata approvata la posizione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sul futuro della politica regionale di coesione.

La posizione è stata frutto di un approfondito confronto prima a livello tecnico e poi politico; le Regioni hanno scelto di condividere e di rendere pubblica una propria posizione, in analogia con quanto stavano facendo altre regioni d’Europa, anticipando il Governo che dal canto suo ha formalizzato una proposta per lo Stato italiano nel tardo autunno.

La posizione regionale è stata veicolata al governo e ha costituito il riferimento per le Regioni italiane che hanno partecipato al confronto nell’ambito del Forum della Coesione di giugno 2017. Con riferimento alla futura politica di coesione, le Regioni italiane hanno chiesto risorse finanziarie adeguate e la valorizzazione della politica di coesione quale strumento di sostegno a tutte le Regioni europee, hanno evidenziato la necessità che il PIL pro capite sia il principale indicatore di riferimento per la classificazione delle regioni e l’allocazione dei fondi, hanno ribadito l’opportunità di armonizzare le regole relative ai cinque fondi SIE e di garantire una complessiva semplificazione gestionale, hanno rimarcato l’importanza di una governance rafforzata e di una gestione condivisa e multilivello (con una chiara definizione dei ruoli e delle responsabilità tra i livelli di governo), hanno chiesto il rafforzamento dell’orientamento ai risultati e al contempo sottolineato il bisogno di programmi più versatili e di snellire le procedure di revisione, hanno infine evidenziato l’importanza della dimensione territoriale (cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale; dimensione urbana; attenzione alle aree interne e rurali).

 

Quadro Finanziario Pluriennale
Il 12 aprile 2017 il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi ha presentato la Posizione italiana sul futuro del Quadro Finanziario Pluriennale successivamente veicolata alla Commissione europea e agli altri Stati membri (SM), completata nella scorse settimane da un Addendum. Quest’ultimo, elaborato a livello tecnico dal Governo, è stato oggetto di esame tecnico da parte delle Regioni che hanno chiesto di apportare alcune modifiche: nello specifico, in merito al contributo finanziario per la politica di coesione, le Regioni hanno chiesto di sostituire all’espressione “risorse adeguate” un’esplicita richiesta di finanziamento “almeno pari a quello destinato per la programmazione 14-20”. Con riferimento alla previsione dello Human Capital Fund, le Regioni hanno ribadito la loro contrarietà, sostenendo la necessità di mantenere il Fondo sociale europeo all’interno della politica di coesione.

La versione finale dell’Addendum, che solo parzialmente ha accolto le osservazioni regionali, è stata trasmessa ai vertici delle istituzioni europee, anche in vista del Consiglio Affari generali dedicato alla politica di coesione che si terrà il 12 aprile. Si segnala la modifica relativamente al Fondo Sociale Europeo: nel punto in cui si manifesta da parte italiana la disponibilità a “considerare la creazione di un fondo in capitale umano per migliorare la coerenza e promuovere sinergie per garantire diritti e principi del pilastro sociale” è stata aggiunta una frase cautelativa: “senza pregiudicare il quadro dei fondi strutturali”.

 

Futuro politica di Coesione
Lo scorso 9 novembre la Conferenza Stato-Regioni ha espresso parere positivo sulla proposta di posizione italiana sul futuro della coesione coordinata dal ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti. Il documento non si discosta particolarmente dal contributo delle Regioni. La posizione è stata presentata sinora in varie sedi, anche nel Comitato delle Regioni (CdR) in uno scambio di idee dedicato al futuro della coesione ed ha costituito il riferimento per la risposta delle Autorità capofila dei Fondi alla Consultazione pubblica sulla politica di coesione (si veda oltre in questo contributo).

Si sottolinea che nel corso dell’incontro presso il CdR dello scorso 30 gennaio, fra gli altri temi è stata riportata la proposta prefigurata dalla Commissione europea (probabilmente in un non paper ad uso interno) che il FSE non faccia parte degli strumenti della politica di coesione, ma rientri in un fondo specifico per il capitale umano, a gestione diretta della Commissione. A fronte di questa ipotesi è emersa la contrarietà dei presenti, rappresentanti dell’Italia, del CdR e anche del Parlamento europeo.

 

Il futuro del FSE – il contributo delle Regioni

Il 24 ottobre 2017 si è conclusa in seno al Comitato del Fondo sociale europeo, la consultazione sul testo di parere del Comitato sul futuro del Fondo sociale europeo. Il Coordinamento FSE condividendo in linea generale il testo ha proposto, per il tramite di ANPAL, una serie di emendamenti volti a collocare in modo più esplicito il FSE nell’ambito della futura politica di coesione ed a valorizzare il ruolo delle Regioni sottolineando la necessità di semplificazione. La versione definitiva del testo, pur essendo decisamente migliorata, non ha recepito le modifiche proposte.