prima pagina indice del numero stampa questa pagina esporta in pdf Quaderno del 30 settembre 2019

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Servizi accessibili e di qualità, la programmazione regionale del FSE in Italia nel periodo 2014 - 2020


Servizio sociale e welfare in Italia

di Paolina Notaro
Settore Fse - Tecnostruttura

In Italia, i servizi sociali per il sostegno delle persone bisognose sono realizzati attraverso un complesso di normative nazionali, regionali e comunali, e rivestono le forme della prestazione economica e/o del servizio alla persona, finanziati, principalmente, dalla fiscalità generale (1)

Nel tracciare brevemente l’evoluzione del welfare state italiano emerge che in linea generale il nostro Paese ha sempre privilegiato i trasferimenti monetari rispetto ai servizi, specialmente nell’ambito delle risposte ai bisogni socio-assistenziali o alle problematiche del lavoro. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, ha cominciato a prendere forma una più «moderna» cultura dei servizi, raccordati con il territorio e volti alla prevenzione, alla promozione della salute, alla riabilitazione, al recupero e al reinserimento dei soggetti svantaggiati: dalla sperimentazione dei primi servizi di assistenza domiciliare alla nascita degli asili nido comunali, dal pieno inserimento scolastico degli alunni con disabilità, alla nascita delle Unità socio-sanitarie locali. Questa sorta di “rivoluzione culturale” ha sicuramente contribuito in modo rilevante alla trasformazione di alcune importanti politiche di welfare sebbene in modo difforme nelle varie regioni. Sul finire degli anni Novanta si registrano una serie di ulteriori novità rilevanti: sono nati i servizi pubblici per l’impiego, gestiti nei territori, è stato finanziato per la prima volta un «Piano nidi», si è sperimentato un programma di «Reddito minimo di inserimento» che superasse la politica assistenziale dei sussidi e collegasse l’erogazione di una prestazione monetaria a un piano personalizzato di servizi, volto alla rimozione delle cause dello stato di indigenza; si è arrivati con la riforma dei servizi e delle prestazioni sociali (legge 328/2000) a progettare finalmente un’architettura dei servizi sociali in base alla quale Stato, Regioni, Province e Comuni, ciascuno con compiti definiti, avrebbero dovuto dar vita a un «sistema» incentrato su un nuovo «diritto» di cittadinanza, in conseguenza del quale tutti sarebbero stati in grado di ottenere una risposta ai propri bisogni socio-assistenziali (2)


Note:

(1): Ferrera M., Le politiche sociali, il Mulino, 2006, Bologna

 

(2): La Rivista delle Politiche Sociali / Italian Journal of Social Policy, 1/2017