prima pagina indice del numero stampa questa pagina esporta in pdf Quaderno del 22 dicembre 2021

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Il Piano di Rafforzamento dei Centri per l’impiego


Il potenziamento professionale

Il Piano prevede, come ricordato, un ampliamento degli organici dei CPI con l’immissione di nuove unità di operatori. Il potenziamento della base professionale dei servizi risponde ad un’istanza profondamente avvertita dalle Regioni, finalizzata a dotare il sistema dei CPI di nuovo personale assunto in pianta stabile, numericamente più consistente e professionalmente qualificato, superando così le persistenti forme di precarietà e discontinuità lavorativa che caratterizzavano questo comparto e consolidando una modalità di sostegno strutturale del sistema attraverso finanziamenti nazionali fissi.

A tal riguardo, la norma di Bilancio 2019 (legge n. 145/2018, articolo 1, comma 258, nel combinato disposto con l’articolo 12, comma 3 bis del DL n. 4/2019 convertito nella legge n. 26/2019) stanzia le risorse destinate alla messa in atto di un significativo programma di assunzioni, con l’obiettivo di un concreto raddoppio degli organici dei CPI, mediante l’immissione fino a 11.600 operatori aggiuntivi, assunti a tempo indeterminato. In particolare, le risorse previste contemplano i finanziamenti stabiliti per il 2019 (pari a 120 milioni di euro) e per il 2020 (pari a 160 milioni di euro, a decorrere da tale anno) per l’immissione fino a 4.000 nuove unità di personale da destinare ai CPI da parte delle Regioni/Agenzie ed enti regionali, Province e città metropolitane, ove delegate con legge regionale all’esercizio delle relative funzioni (ai sensi dell’articolo 1, comma 795, della legge n. 205/2017). A tale finanziamento viene affiancato per il 2020 un ulteriore stanziamento (nel limite di 120 milioni di euro) per assumere fino a 3.000 unità di personale dei CPI. A decorrere dal 2021, viene disposto uno stanziamento aggiuntivo (nel limite di 304 milioni di euro), per l’assunzione di fino a ulteriori 4.600 unità di personale (compresa la stabilizzazione delle 1.600 unità a tempo determinato del Piano di Rafforzamento del 21 dicembre 2017). Un corposo programma di assunzioni, dunque, che porterebbe, una volta compiuto, ad una crescita sostanziale e duratura dei servizi pubblici per l’impiego.

A monte, si pone una riflessione in merito alla corretta interpretazione dell’obiettivo quantitativo del rafforzamento professionale, indicato nei dispositivi normativi (fino a 11.600 nuove unità di operatori per i CPI). Di fatto, questo target costituisce un parametro di riferimento da modulare necessariamente in relazione agli specifici fabbisogni professionali dei sistemi organizzativi regionali. Si tratta, infatti, di un tetto massimo di spesa per ciascuna amministrazione regionale, che non può essere tradotto automaticamente in un numero fisso di persone da assumere, in quanto appare fortemente correlato ai profili professionali richiesti per l’implementazione del sistema (con inquadramenti contrattuali differenti, a seconda se riconducibili alla categoria C o alla categoria D nel pubblico impiego) e, di conseguenza, ai relativi costi salariali, comprensivi anche degli elementi variabili della retribuzione. In questo senso, lo stato di avanzamento del rafforzamento professionale deve essere considerato in rapporto alla complessiva dimensione qualitativa dei servizi per l’impiego, per un effettivo innalzamento delle risorse umane preposte ai servizi, nell’ambito delle scelte organizzative autonome delle Regioni sul territorio.

I dati di monitoraggio raccolti dalla Commissione XI ci restituiscono una fotografia di insieme del potenziamento professionale, che alla fine dell’anno si attesterà ad un aumento di più di 3500 operatori dei CPI, poco meno di un terzo delle assunzioni previste. Tale dato è destinato a crescere significativamente nel primo semestre del 2022, secondo la tempistica delle assunzioni programmata dalle Regioni e in linea con gli stanziamenti delle annualità di riferimento. Alle assunzioni a tempo indeterminato a valere sui contingenti di risorse stanziate dal Piano, le Regioni stanno affiancando le assunzioni con contratti a tempo determinato, a valere sulle risorse del POC SPAO e del PON Inclusione e riconducibili al Piano di Rafforzamento dei CPI adottato a dicembre 2017. Come richiamato, tali assunzioni a termine (pari a 1.600 nuove unità) sono comunque destinate alla stabilizzazione a decorrere dal 2021, alla luce di quanto previsto dal Piano straordinario che stanzia risorse ad hoc per l’implementazione in pianta stabile degli organici anche mediante questi operatori. Sotto il profilo delle modalità attuative del rafforzamento professionale, le Regioni hanno fatto ricorso sia all’indizione di procedure di concorso ad hoc per la selezione dei nuovi profili professionali ricercati, sia allo scorrimento, a tal fine, di graduatorie valide disponibili presso le amministrazioni regionali. Sul piano dei profili professionali richiesti, si evidenzia uno sforzo diffuso di innalzamento della qualificazione degli operatori preposti ai servizi, con la selezione nelle realtà regionali di profili alti, afferenti alla categoria D del pubblico impiego, e con competenze specialistiche, accanto alle figure a carattere amministrativo e con competenze a carattere trasversale.

Pesano, sul percorso di potenziamento, alcuni evidenti ritardi che sono riconducibili essenzialmente ad un duplice ordine di problematiche.

Da una parte, con l’irrompere della pandemia, si è verificato un inevitabile rallentamento nell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione del personale. Ci si riferisce, in particolare, alla sospensione dei concorsi pubblici per legge per quasi tutto il 2020 (impedendo così anche il completamento delle procedure già avviate) ed alla necessità di adottare ai fini dell’organizzazione delle prove d’esame regole di prevenzione dal contagio e di contingentamento delle presenze, con particolare riferimento alle prove scritte. Il blocco, in una prima fase emergenziale, e la successiva riorganizzazione delle attività imposte dal rispetto dei dispositivi di sicurezza nazionale anti COVID 19 hanno, di fatto, condizionato e reso più lenta la messa in atto dei concorsi per le assunzioni degli operatori dei servizi per l’impiego, pur programmate dalle amministrazioni regionali nei propri atti di pianificazione dei fabbisogni del personale. Gli stessi strumenti di semplificazione delle procedure concorsuali sono stati introdotti dalla normativa nazionale solo ad aprile del 2021 (DL n. 44/2021, convertito nella legge di conversione n. 76/2021, articolo 10).

Dall’altra, la mancata copertura dei costi fissi di gestione connessi al personale (cd. oneri di funzionamento) ha ostacolato il completamento dei programmi per le assunzioni. Rientrano in questa voce di spesa, a titolo di esempio, i costi per le locazioni, le utenze, le dotazioni, le manutenzioni e i servizi accessori, che necessariamente sono collegati allo svolgimento della prestazione di lavoro. Il sostegno in forma stabile degli oneri di funzionamento rappresenta, dunque, un tema essenziale, che ha condizionato la buona riuscita del potenziamento professionale degli organici. In mancanza di una copertura stabile degli oneri con risorse nazionali, le amministrazioni regionali non possono portare a pieno compimento le procedure selettive per l’attuazione dei piani di fabbisogno professionale definiti sui territori, dovendo gli enti regionali osservare sempre l’equilibrio di bilancio e preservate la legittimità economico-finanziaria e di regolarità contabile delle procedure stesse. Le Regioni, in più occasioni, hanno ribadito la necessità di intervenire su tale ambito di spesa, pena l’impossibilità di dare corpo al potenziamento. Un primo passo in avanti verso tale direzione, è stato compiuto dal DL 25 maggio 2021, n. 73, convertito nella legge n. 106/2021 (cd. “Sostegni Bis”), che ha previsto per il 2021 lo stanziamento di un importo pari a 70 milioni di euro, a copertura degli oneri di funzionamento correlati all'esercizio delle funzioni dei nuovi assunti nei CPI. Trattasi, tuttavia, di uno stanziamento una tantum, determinato solo per l’anno 2021 e, in quanto tale, non risolutivo della problematica, che attiene alla copertura di una spesa fissa e ricorrente. È solo con la manovra di Bilancio per il 2022, attualmente all’esame degli organi parlamentari, che sembra finalmente prendere forma e sostanza una soluzione alla questione. L'articolo 22 del disegno di legge di Bilancio dispone, infatti, la copertura a carattere strutturale dei costi fissi connessi alle assunzioni degli operatori dei CPI, recependo un'istanza lungamente manifestata nei momenti di confronto interistituzionale (4). Viene, finalmente, superata la logica temporanea sottesa allo stanziamento una tantum per la copertura degli oneri. Con l’inserimento di un finanziamento stabile in legge di Bilancio verrà rimosso dal 2022 definitivamente un ostacolo che, di fatto, ha bloccato l’immissione in servizio di operatori aggiuntivi, inficiando l’obiettivo stesso del Piano.


Note:

(4): Nello specifico, l'articolo 22 del disegno di Legge Bilancio (Atto Senato n. 2448) dispone lo stanziamento di risorse nel limite di 70 milioni di euro a valere sul Fondo per il reddito di cittadinanza a decorrere dal 2022. Sempre a decorrere dal 2022, la norma autorizza una spesa nel limite di 20 milioni di euro per far fronte agli oneri di funzionamento dei CPI derivanti dalle attività connesse all’attuazione delle politiche attive del lavoro in favore dei giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni, non occupati né inseriti in un percorso di studio o formazione.