prima pagina indice del numero stampa questa pagina esporta in pdf Quaderno del 28 giugno 2017

+T -T Focus

Accordi territoriali per l'inclusione sociale


Premessa

di Teresa Cianni
Settore Fse - Tecnostruttura

L’approccio all’integrazione (1) ha guidato le Regioni sia nella fase di programmazione sia in quella di realizzazione degli interventi destinati alla promozione dell’inclusione sociale; la logica d’intervento è stata infatti di combinare misure di inclusione attiva, sostegno al reddito, percorsi di attivazione e di accompagnamento al lavoro, supporto per la fruizione di servizi economicamente accessibili e di qualità.

La realizzazione di azioni integrate/sinergiche riferibili a settori e politiche diverse, che agiscano sulle varie dimensioni di bisogno della persona svantaggiata (tutela socio-sanitaria, sostegno alla famiglia, nuovi servizi per l’accesso), ha implicato la messa a punto di modelli d’intervento che prevedono il coinvolgimento di diversi soggetti istituzionali, dei differenti livelli di governo, degli attori del privato sociale e in taluni casi la combinazione di diverse fonti di finanziamento, al fine di rispondere alle problematiche locali o trasversali con un orientamento verso i risultati da perseguire.

Il processo di costruzione degli interventi, in genere, è stato piuttosto complesso e ha sollecitato una trasformazione nei rapporti all’interno e all’esterno dell’amministrazione. I percorsi di programmazione hanno richiesto negoziazioni con molti attori interni alle Regioni, allo scopo di andare verso una nuova direzione della programmazione; la mappatura dei gruppi e le risorse locali coinvolgibili: percorsi di ricognizione sui servizi territoriali per rilevare le funzioni già esistenti e spesso non conosciute. Particolare attenzione è stata posta, poi, allo scambio e alla negoziazione con i beneficiari e, in alcuni casi, con i destinatari al fine di definire una visione condivisa dei problemi da affrontare e degli scenari possibili. La consultazione e l’interazione è avvenuta principalmente attraverso la costituzione di tavoli di lavoro/consulte, workshop tematici, forum, laboratori progettuali. In alcuni casi c’è stato un ridisegno complessivo delle politiche per l’inclusione sociale e degli interventi volti alla trasformazione dei sistemi di welfare territoriale. Nel processo di consultazione, ove presenti, sono state coinvolte anche reti territoriali pubblico-privato (profit e non). In alcuni casi si è giunti finanche alla costruzione partecipata di progetti con gli operatori dei servizi sociali e con i soggetti organizzati del terzo settore, che sono stati così chiamati a concorrere alla costruzione del welfare locale, facendo leva su una autonomia crescente sotto il profilo, non solo della gestione/erogazione di tali servizi (come accadeva in passato), ma anche della loro progettazione, programmazione e finanziamento.

Sono tutti processi che potremmo assimilare a elementi di innovazione sociale o, meglio ancora, qualificare come strategie di innovazione sociale che hanno inteso migliorare la qualità della vita delle persone che vivono in zone o condizioni economicamente e socialmente sfavorite in modo democratico e partecipativo, attraverso il coinvolgimento nella definizione del percorso di inclusione sociale di tutti gli attori istituzionali e non.

Nell’ambito degli interventi/programmi avviati finora dalle Regioni possiamo ricondurre le esperienze, a seconda della modalità programmatoria prescelta o del diverso livello di strutturazione dei rapporti di partnership, alle seguenti tipologie di approccio: istituzionale, corresponsabilizzante, tematico.


Note:

(1): Integrare è inteso quale interconnessione coerente di un complesso di azioni riferibili a settori e politiche diversi, allo scopo di farli convergere verso comuni obiettivi prioritari, attraverso il ricorso a strumenti ed approcci attuativi unitari o coordinati. Richiede pertanto uno sforzo programmatico, organizzativo e gestionale aggiuntivo per le amministrazioni e i settori coinvolti. Questo sforzo può tuttavia condurre, in prospettiva, al miglioramento dell’efficacia dell’azione delle politiche pubbliche, favorendo la concentrazione su poche e selezionate priorità strategiche, limitando la frammentazione degli interventi.