prima pagina indice del numero stampa questa pagina esporta in pdf Quaderno del 31 marzo 2017

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60° Trattati di Roma, i leader Ue: "L'Europa è il nostro futuro comune"

di Roberta Giangiorgi
Tecnostruttura - Settore Comunicazione



Il 25 marzo 1957 a Roma sei Paesi - Belgio, Francia, Germania ovest, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi – firmarono i Trattati per la costituzione della Comunità economica (Cee) e per l’Energia atomica (Euratom), che insieme vengono indicati come i “Trattati di Roma”. Quella firma viene ricordata come il momento in cui nacque l’Europa unita, uno dei momenti storici per l’integrazione europea. Il Trattato che ha istituito la Cee è ancora la base legale di molte decisioni prese dalla Ue, pur avendo subito diverse modifiche nel corso degli anni sia per l’adesione di nuovi Stati membri sia per i nuovi documenti firmati, dal Trattato di Bruxelles del 1965 al Trattato di Maastricht del 1992 o il Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel gennaio 2009, che ne ha anche cambiato il nome in “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”.

A 60 anni da quell’appuntamento, il 25 marzo scorso in Campidoglio, nella stessa sala degli Orazi e Curiazi, i leader europei si sono ritrovati per celebrare quella ricorrenza e rilanciare con una Dichiarazione solenne il progetto integrazionista, ritornando all'ispirazione delle origini e dei “padri fondatori”.

“L’Europa è il nostro futuro comune” hanno sottoscritto i ventisette Paesi membri della Ue (assente il 28°, il Regno Unito che si avvia a dar corso alla Brexit) nella Dichiarazione finale, che chiarisce e sottolinea l’impegno per il rilancio di un’Europa unita, “più forte e resiliente, attraverso un’unità e solidarietà ancora maggiori tra noi e nel rispetto delle regole comuni”. “L’unità è sia una necessità che una nostra libera scelta”.

Le “due velocità”, di cui tanto si era discusso prima del vertice, non vengono riportate nel documento finale. Si è preferito ribadire l’intento di procedere verso la stessa direzione “a ritmi e con intensità diversi se necessario”, sempre congiuntamente e “lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente”.

Nell’immediato futuro la visione è a un’Europa “sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile (…) in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica”.

Con queste premesse, i leader hanno declinato i loro impegni nella realizzazione di quattro punti cardine:

- un’Europa sicura: “un’Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un’Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata”;

- un’Europa prospera e sostenibile: “un’Unione che generi crescita e occupazione; un’Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un’Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell’Unione economica e monetaria; un’Unione in cui le economie convergano; un’Unione in cui l’energia sia sicura e conveniente e l’ambiente pulito e protetto”;

- un’Europa sociale: “un’Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno; un’Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un’Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un’Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l’esclusione sociale e la povertà; un’Unione in cui i giovani ricevano l’istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un’Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale”;

- un’Europa più forte sulle scena mondiale: “un’Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l’Africa e nel mondo; un’Unione pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un’industria della difesa più competitiva e integrata; un’Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un’Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica globale positiva”.

“Perseguiremo questi obiettivi – si legge nella Dichiarazione – fermi nella convinzione che il futuro dell’Europa è nelle nostre mani e che l’Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi”.

Già entro giugno la Commissione europea presenterà cinque nuovi documenti sullo sviluppo della dimensione sociale, sull’unione economica e monetaria, sulla globalizzazione, sul tema della Difesa e sugli aspetti finanziari con delle proposte da sottoporre al vaglio del Consiglio europeo entro la fine dell’anno, dopo una consultazione aperta alle istituzioni europee e nazionali, parti sociali e cittadini.

 

In allegato la dichiarazione firmata dai leader europei.

 

Per saperne di più consulata la pagina dedicata al 60° dei Trattati di Roma della Commissione europea.

 


Note:

La foto è ripresa dal sito della Presidenza del Consiglio dei ministri e messa a disposizione con licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT. 

Documento allegato: Dichiarazione-Roma-Trattati-Ue