prima pagina indice del numero stampa questa pagina esporta in pdf Quaderno del 30 giugno 2026

+T -T INTERVISTA

Manca (Sardegna): “Puntiamo su una formazione moderna per un’occupazione stabile”

di Roberta Giangiorgi
Tecnostruttura - Settore Comunicazione

È in un sistema formativo rinnovato la chiave per rispondere alla doppia esigenza di garantire un’occupazione stabile ed affrontare le esigenze di territori e imprese. Desirè Alma Manca, dall’aprile 2024 assessora regionale del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale in Regione Sardegna, presenta in questo dialogo le linee e le azioni concrete adottate per far fronte ai bisogni occupazionali del proprio territorio.

A due anni dalla nomina ad assessora al Lavoro e alla Formazione, si è trovata ad affrontare prove cruciali nell'ambito delle risorse umane, tema basilare per una piena ripresa, economica e sociale: quali sono stati finora i punti di attenzione e quali obiettivi si è prefissata in ambito territoriale?

Il principale punto di attenzione in questi due anni è stato il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, un fenomeno atavico che in Sardegna continua a rappresentare uno dei maggiori ostacoli alla crescita economica e sociale. Da una parte le imprese cercano professionalità sempre più specializzate, dall’altra molti cittadini faticano a trovare occupazione perché il sistema formativo non è sempre riuscito a stare al passo con i cambiamenti del mercato del lavoro.
Per questo abbiamo scelto di intervenire in modo strutturale, partendo proprio dalla formazione. Con la Proposta di legge sulla riforma della legge sulla formazione professionale e parallelamente, con il nuovo catalogo dei corsi professionali, stiamo investendo su una formazione moderna, che coniughi innovazione, competenze tecniche e valorizzazione dei saperi tradizionali, con l’obiettivo di creare occupazione stabile e dare risposte concrete ai territori e alle imprese sarde.



Assessora, la Giunta ha approvato il suo Disegno di legge che punta a riformare il sistema della formazione professionale in Sardegna. Quali sono gli obiettivi principali del provvedimento che ora inizierà il suo iter in Consiglio regionale?

Con questa proposta di legge vogliamo avviare un percorso di profondo rinnovamento del sistema della formazione professionale in Sardegna, superando una normativa ferma al 1979 e non più adeguata alle esigenze del mercato del lavoro e della società attuale.
L’obiettivo è costruire un sistema più moderno, inclusivo e strettamente collegato ai bisogni del territorio, capace di accompagnare cittadini e imprese nelle trasformazioni economiche e tecnologiche in corso. La proposta introduce criteri più rigorosi per l’accreditamento delle agenzie formative, strumenti di monitoraggio continuo e un modello più innovativo di certificazione delle competenze, valorizzando anche gli apprendimenti non formali e informali.
Un aspetto centrale riguarda inoltre il coinvolgimento diretto delle imprese nella definizione dei fabbisogni e nella progettazione dei percorsi formativi, così da rendere l’offerta più coerente con le reali opportunità occupazionali. Si tratta di una riforma costruita attraverso un lavoro condiviso con la Commissione Lavoro, le parti sociali e tutti i soggetti coinvolti, con l’obiettivo di dare alla Sardegna un sistema formativo all’altezza delle sfide del nostro tempo.


I dati sull’occupazione in Sardegna, come riporta l’Osservatorio regionale sullo sfruttamento lavorativo, mostrano un miglioramento della situazione. Su questo specifico ambito quali politiche stanno aiutando?

I dati sull’occupazione confermano che le politiche introdotte stanno andando nella giusta direzione. In questi anni abbiamo lavorato soprattutto per incentivare l’occupazione stabile e di qualità, attraverso una serie di misure concrete rivolte alle fasce più esposte alle difficoltà del mercato del lavoro, come i giovani e gli over 50. Penso, ad esempio, ai bonus occupazionali, che hanno registrato un grande successo: il budget disponibile si è esaurito in pochi minuti, segno di quanto fosse forte la domanda da parte delle imprese e quanto questi strumenti rispondessero a un’esigenza reale del territorio. Parallelamente abbiamo sostenuto la trasformazione dei contratti precari in contratti stabili e avviato interventi per contrastare un fenomeno spesso meno visibile ma molto penalizzante, quello del part-time involontario, che colpisce soprattutto donne e giovani. L’obiettivo deve essere non solo creare occupazione, ma creare lavoro di qualità, stabile e dignitoso, capace di offrire prospettive reali alle persone e maggiore solidità al sistema economico regionale.



L’Unione europea promuove una rinnovata attenzione verso i giovani, prevedendo risorse e iniziative mirate per migliorarne le prospettive future. Quali opportunità può offrire la programmazione europea a livello territoriale?

La programmazione europea rappresenta una grande opportunità per i territori, soprattutto per dare ai giovani strumenti concreti per costruire il proprio futuro. Come Regione abbiamo iniziato a utilizzare in maniera più efficace risorse europee che per troppo tempo non erano state pienamente spese, orientandole verso settori strategici come la formazione e l’innovazione. Abbiamo scelto di investire in particolare sulle competenze dei giovani. Attraverso la Priorità 5 – STEP, a cui è destinato il 10% delle risorse FSE+, circa 52,1 milioni di euro per la formazione e la riqualificazione in tecnologie strategiche quali tecnologie digitali e deep tech, tecnologie pulite e a zero emissioni nette, biotecnologie e farmaci critici, intendiamo afforzare l’autonomia strategica regionale e la resilienza dei sistemi produttivi, anche in sinergia con quanto già avviato dal PR FESR 2021-2027. Inoltre, con l’introduzione del Piano Giovani Sardegna 2025-2029, che mette a disposizione 44,2 milioni di euro per politiche integrate rivolte agli under 35, attraverso incentivi all’assunzione, formazione, mobilità internazionale e sostegno all’imprenditorialità, puntiamo a contrastare la disoccupazione giovanile e favorire la permanenza dei talenti sul territorio.


Il coordinamento delle politiche territoriali si è dimostrato negli anni un punto di forza nel dialogo con le istituzioni nazionali. Quali vantaggi riconosce nella scelta delle Regioni di “fare sistema”?

Il coordinamento tra le Regioni permette di condividere problematiche che, altrimenti, resterebbero circoscritte ai singoli territori. Fare sistema consente invece di mettere a confronto esperienze anche molto diverse tra loro, individuando soluzioni comuni e rafforzando il dialogo con le istituzioni nazionali. Penso, ad esempio, al lavoro svolto insieme alla Puglia su alcune vertenze e su temi legati alla gestione delle politiche territoriali: il confronto tra realtà differenti si è rivelato utile per costruire strategie più efficaci e dare maggiore forza alle richieste avanzate dalle Regioni.